Cronache romane

02 febbraio 2011

No PUP a via Fermi

10 aprile 2010

Roland Recaurte

Biblioteca Guglielmo Marconi giovedì 8 aprile 2010

Ore 11 / 13 Concerto didattico di Roland Ricaurte colombiano di Bogotà
Mostra esposizione di strumenti musicali
Con la partecipazione di Alex Taborri ( polistrumentista, Charango )

Roland dopo un racconto sulle popolazioni delle due americhe ( dall’Alasca alla Terra del fuoco; asiatici dallo stretto di Bering, poi spagnoli/europei e schiavi africani ) introduce il potere comunicativo della musica : dal fischiettare al battere le mani fino ai primi strumenti a percussione. Amore per la natura e comunicazione tra creature ( foresta, animali, fiumi,laghi, esseri umani ).



• Idiofoni tipo maracas
• Aerofoni tipo flauti
• Vibrafoni tipo corde e chitarre
• Membranofoni tipo tamburi
Mostra un’esposizione di circa 60 strumenti della sua collezione di 180 strumenti.

Idiofoni
Guscio di tartaruga e bacchetta usato dallo Sciamano per la cura del male.
Unghia di Lama a grappolo usato spesso con i Bongo ( tamburi conici ).
Mascella d’asino percossa o strofinata con bacchetta o battuta con la mano.
Carrube giganti ( Guam ) seccate, i semi ticchettano con la mano battuta simulano il suono del serpente a sonagli. Nascono così le maracas ( sferici da zucca e con sassolini dentro : piccoli da ninna nanna, in pelle venezuelani ( simulano galoppo cavalli ), di noci di cocco per merengue , altri per bolero, altri colombiani. Altri provenienti dall’africa e di forma particolare.

Aerofoni
Il fusto del cactus seccato e svuotato e con fori diventa una specie di piffero/flauto.
Roland e Alex iniziano una performance di musica ( per farfalle ) nativa che si arricchisce di afro con tamburo cilindrico poi bongo e maracas. La bella e rotonda Josefa Matia con la frutta in testa viene evocata coinvolgendo in un coro tutti gli studenti e studentesse presenti.
Un altro strumento fatto da un cactus seccato e rigato simula il suono delle cicale strisciandolo con una bacchetta evocando ritmi di salsa cubana. Viene suonato insieme a un grande e grosso piffero ricavato da un bambù.
Pali di pioggia ( palos de agua ) , ricavati da cactus svuotato o da canne di bambù e riempiti di sabbia o sassolini o conchiglie, servono per fare giungere la pioggia nelle zone dove la temperatura è sempre sui trenta gradi.
Lo scivolare dei granelli, rallentato da spine messe internamente a creare un percorso a spirale, ricorda perfettamente la pioggia al suo arrivo o quando scroscia copiosa.
Il Corno cavo comunica un pattern indicante ad esempio l’arrivo di un incendio, o una riunione tra tribù o l’arrivo di cacciatori non graditi.
Conchiglia del pacifico, lungo le coste del Cile per comunicare tra pescatori o con le popolazione di terra.
Ocarine di terracotta come in Italia quelle di Budrio.
Flauti di canne del nordamerica usate dai Navajos o dagli Apaches . Viene ricordato il grande capo Geronimo e suonata una musica con flauti e chitarre.
Esiste un flauto da guarigione usato nelle Ande in Perù e in Bolivia , sul lago Titicaca ( 2500 mt ).
I grandi flauti sono usati sia dai guerrieri e sia dai contadini per l’inizio della semina.

Segue una bella musica per flauti e tamburo.
Ricordiamo in Grecia il flauto di Pan ed in Italia il flauto di Brianza.

Charango
Antenate delle chitarre sono i charango, piccoli strumenti a corda fatti con guscio di armadillo, ormai in via d’estinzione, quelli moderni sono in legno. Alex li suona meravigliosamente, sono strumenti da corteggiamento piuttosto faticosi. Roland suona delle enormi canne de Castiglia, provenienti dal lago Titicaca dove raggiungono anche 20 metri di altezza. Roland suona il vento.
Vari modi di suonare la chitarra : messicana , argentina, brasiliana .
Conclusione con una bella canzone : Uomini in movimento verso la felicità spinti dal vento….

09 marzo 2010

Al Pigneto









Dalle ultime propaggini della Prenestina eravamo arrivati al palazzone della Società Autostrade sulla Serenissima, Corrado posteggiò me e il macchinone anni 70 davanti all’edicola, sparì velocemente ed io mi accesi una sigaretta disponendomi ad una lunga attesa.
Avevo appena lanciato il mozzicone acceso fin sotto il muretto quando riaprì la sua portiera sì infilò a sedere e partì a razzo. Sembrava che avessimo rapinata una banca! No, Corrado usava il suo tempo in modo spasmodico per riempire la giornata del maggior numero possibile di cose da fare. Gli occhi neri sotto i neri capelli, ritti come dall’elettricità d’una giornata grigia e piovosa, svettavano dalla strada al volante curando una guida spericolata ma non nervosa.
Mi lasciò, dandomi a malapena il tempo di liberarmi dai legami della cintura di sicurezza, come d’accordo, accanto a Piazzale Prenestino e fuggì verso le sue faccende.
A passi tranquilli attraversai la strada e mi gustai la solitudine della piazza nell’ora del pranzo.
Chissà dov’è via Ascoli Piceno, mi chiedevo. Fame: una rosticceria. Entro nel calore dei ripiani colmi di pizze e di fritti dorati cilindrici e triangolari e di sferette schiacciate e allungate .
Una bella signora dalla pelle colore dell’olio scuro parla fitto in arabo a un cliente che si informa sul contenuto dei vari solidi cilindrici e piramidali. Un moretto che impugna una paletta di metallo mi chiede, dopo avere salutato, cosa gradisco. Le lasagne mi sembrano degne di essere gustate. Con le lasagne e una birra mi sistemo accanto a una mensola lunga. Due giovani mamme con due carrozzine che occupano quasi tutto lo spazio non fanno neanche il cenno di spostarsi. Ma si sa: le mamme godono di tutti i diritti possibili.
Sono ingolfato dal giaccone e dall’ombrello e dal borsetto, quello che mi ostino a non abbandonare dagli anni 70, li poggio sullo sgabello, io resto in piedi.
Mi viene accanto un ragazzo nero, no anzi un grigio scurissimo, lui ci riesce a sedersi è magro, io quasi mi vergogno della mia grossezza ma riesco a farmi da parte quel tanto che basta e sto per attaccare le lasagne, ma c’è ancora qualcosa che succede. Il ragazzo è fermo e con gli occhi chiusi davanti al suo piatto verde di fegatini con patate, ha le mani quasi giunte e le sue labbra sussurrano qualcosa pianissimo. Io non so se è una preghiera o un ringraziamento a chi gli ha concesso ancora del cibo, sento che lo vedo riunito a qualcosa che ormai a noi è completamente sfuggito di mente, perché sappiamo che qualcosa da mangiare lo abbiamo sempre; a casa la dispensa e il frigorifero anche quello piccolo nel terrazzino sono pieni.
La breve sosta nel tempo dura poco, poi intorno tutto ricomincia a girare per il solito verso.
Le due mamme hanno finito e sono uscite; io ho ingoiato l’ultima forchettata di lasagne ; pago saluto ed esco nel piazzale che….da vuoto e silenzioso si è riempito di gente. Gente che bisbiglia, si dà manate sulle spalle , sorride e si racconta, è una piazza di paese alla domenica, ma oggi è venerdì e tutti quelli che stanno lì fuori hanno una veste lunga bianca o blu e un copricapo ricamato a ghirigori. Sono stordito e felice mi sembra di essere in un paese arabo nella piazza del mercato, il cielo splende di un chiarore grigio azzurro. Sono uniti a piccoli gruppi anche a due a due e attendono la funzione del venerdì, io non so di Moschee qui intorno, chiedo della strada che cerco : è proprio qui davanti e ancora non capisco. Entro nella via e più avanti c’è ancora fermento, i pilastri della tangenziale sono rimasti fuori lontano. Una discesa come di garage ai lati mucchi di scarpe e giù un salone colmo di persone: ecco la moschea. I miei amici mi spiegheranno che era prima una concessionaria della Renault. Sono nel cuore del Pigneto e ancora non lo so, ma il Pigneto mi è già entrato nel cuore.

16 gennaio 2007

Garbatella

Lunedì 15 gennaio è stato presentato al teatro Palladium il nuovo libro di Gianni Rivolta:
"I ribelli di Testaccio, Ostiense e Garbatella".
Teatro pieno , commozione, applausi .

07 gennaio 2007

Villa Farnesina

Splendida la passeggiata in un mattino di gennaio nel parco con gli aranci carichi di frutti della Villa Farnesina con vari amici e tre piccoli, Pucci Andrea e Francesca.
Magica la scoperta degli affreschi con Galatea e Alessandro che vogliono indicarci la via della felicità su questa terra.

02 aprile 2006

Menopause the Musical

Quattro splendide donne, nel pieno della loro meravigliosa femminilità, ieri sera sul palcoscenico del Teatro Vittoria.Platea e balconata esaurite, pienone!Marisa Laurito, Fioretta Mari, Fiordaliso e Crystal White in gran forma, nel più puro stile dell'avanspettacolo anteguerra, ci hanno fatto sganasciare dalle risate con le loro carrettelle , esitazioni e canzoni e macchiette. Due ore filate, senza un momento di noia.

30 marzo 2006

Calembour


Nove fermate d’autobus e in pochi minuti eccomi alla sala Santa Rita. Un piede avanti e uno dietro, salgo i sei scalini. Le scarpe rossicce, a punta larga e piatta, mi reggono dandomi una stabilità eccellente. La stretta sala, candida e ottagonale, si perde nell’alto delle volte buie. Oggi ospita, per qualche giorno, nientedimenochè :
l’America. Tutta quanta in un calembour: SEGNI E SOGNI D’AMERICA.
Perfetta glo-calizzazione, integrazione di globale e locale. Dieci file da cinque poltroncine rosse, tutte vuote; mi siedo al centro. Lo schienale si flette all’indietro, pericolosamente. Intorno otto pannelli, con foto multicolori. Nell’abside un grande schermo e le slides continuamente scorrono, sonore: fiume di informazioni visive-auditive. Un giovane, di mezza età, fa da portiere all’ingresso, seduto davanti a un tavolino con i depliant passati, presenti e futuri. Taciturno. Io sono solo, immerso nella musica ipno-olistica, con:
Il mitico West (gran canyon, cavalli, picchi rossicci, palizzate, fantasmi di cowboys e di indiani).
Lungo le strade i segni del sogno (stazioni della ferrovia, motel, diner, service center, camion, treni rossi, case mobili, caravan, torri eoliche, case in tronchi di legno col tetto di terra rossa, pompe di benzina abbandonate, carri di pionieri, pecos texas, possibilities, un finto villaggio, il deserto, una mail box di Charlie Brown, calumet, cactus cafè, una strada di campagna con i pali dei fili elettrici ma senza Charlot in fondo).
Tante culture una sola identità (vecchi sorridenti, ragazzini con occhiali, ragazzini con facce truccate da bandiera americana, danze di pellerossa, collane di turchesi, cappelloni da cowboys, poliziotti sorridenti, una bella fanciulla, un luna park abbandonato).
Mi alzo, firmo il librone degli ospiti, per vedere muovere il portiere medianico ed esco nel calore del traffico di via Petroselli, tra il teatro Marcello e la gente. Pomeriggio primaverile di fine marzo. L’autobus in nove fermate mi riporta a casa. In America e ritorno, tutto in meno di un’ora. Ma non è meraviglioso tutto ciò? O no? Le mie scarpe-stivaletti, senza speroni, sono comunque velate d’uno strato di polvere rossa : strade di Roma o sentieri del Gran Canyon?

22 marzo 2006

Auditorium

Ieri sera nella sala Sinopoli dello splendido Auditorium di Roma,un luogo meraviglioso progettato da Renzo Piano, con alcuni amici, del circolo Bateson,abbiamo assistito ad uno spettacolo musicale coinvolgente e travolgente.
Un'orchestra composta dalla banda Kocani,da Paolo Fresu e da Antonello Salis ha dato vita a una serata di musica appassionata.La sala era piena.Io contavo gli elementi in scena: tre e tre e tre e tre fa undici, ricontavo e ripetevo tre e tre e tre e tre fa undici; e come non si riescono a contare i diavoli della Zisa, non riuscivo mai trovare un risultato soddisfacente. Poi alla fine ho capito, e mi sono detto: ma tre e tre e tre e tre fa proprio undici, come i mesi dell'anno e mi sono sentito, felice e riconciliato con questo mondo che farebbe così presto e così bene a trovare nel caso, il suo caos ordinato, se, solo, imparassimo a ritrovare, negli altri ed in noi, la capacità di offrire ciascuno se stesso, al meglio. Mi sto avvicinando al valore zero dell'entropia, forse è prossima la strada che porta ai valori dell'entropia negativa. E'questo che vado cercando.Insieme agli altri.

22 febbraio 2006

Un ciuffo di prezzemolo



Per caso in una stradina secondaria del quartiere, stamattina abbiamo trovato ad un negozio d’angolo un “fruttarolo” eccezionale. Un piccolo gruppo di nordafricani ha trovato il modo di lavorare mettendo tra la strada e un ampio locale interno ben aerato, cassette di frutta e verdura. Le saracinesche sono spalancate. Lo splendido colore, delle arance e dei mandarini, spicca tra il rosso scuro delle mele e i verdi cangianti dei broccoletti e della bieta. Fragranti mazzetti di rughetta accanto a peperoni gialli e melanzane viola. L’aria è fresca e frizzante, la pioggia battente si è da poco fermata e le nuvole si sono spaccate con i raggi del sole, quasi marzolino, che ha asciugato rapidamente l’asfalto. Si compra bene, ma soprattutto si chiacchiera con calma e il cassiere , un piccoletto preciso e sorridente regala un ciuffo di prezzemolo a chi lo chiede e dice “ la sopratassa, eh!”. Guardavo, dal marciapiede, mia moglie con un’altra donna accanto discutere serena. Un anziano signore con i capelli bianchi come i miei, alto, è uscito con due buste di plastica piene d’ortaggi. Anche per oggi abbiamo potuto comprare qualcosa senza essere troppo svenati. Un ragazzo moro scarica cassette da un camioncino. La temperatura si è fatta più mite. Talvolta l’inverno svanisce anzitempo, vedremo. Il “Petroselinum sativum” mi riporta al “pitrusinu” della mia Sicila, la Siqulliya. Petroselion, sedano delle pietre. Originario delle terre sarde, ornamento di tombe fin dall’antichità.Sativum, coltivabile dal medio evo in poi. Un ciuffo di prezzemolo, oggi ponte di pace tra genti diverse.

20 febbraio 2006

Parco giochi al chiuso

“Un mondo tutto da godere” è il titolo di questa nuova prigione per grandi e piccoli.
Ciò che segue è il decalogo del perché bisogna assolutamente andarci. Ho segnato in corsivo alcune frasi piuttosto oscure quanto persuasive e foriere di controllo totale delle menti dei partecipanti all’esperimento/business. Il corsivo riguarda la pubblicità di tali luoghi, trovata sul web. Le mie impressioni sono dovute ad una mia visita osservativa del fenomeno.
Il nostro marchio è sinonimo di divertimento ( colori) e di sicurezza ( morbidezza).
Dunque l’assenza di colore, il grigio, somma di tutti i colori, ad esempio, non ha esistenza.
Dunque la durezza è sempre pericolosa; anche quella di una conchiglia?
Nei parchi i bambini trovano un mondo magico aperto al divertimento senza limiti.
Dunque ciò che è magico, meraviglioso non porta al pensiero ma alla libertà totale, dalla libertà.
Gli altri non esistono più, le interazioni e la democrazia scompaiono.
Comunque, i nostri clienti non sono solo i piccoli, ma anche i genitori.
Controllo totale del gruppo, schedato all’ingresso.
Mentre i figli giocano senza sosta, i genitori li possono osservare dal bar.
L’emozione di vedere i figli giocare (sig) disidrata e invita all’acquisto di costose bevande.
E’ vietato l’accesso alla zona labirinto con cibi o bevande proprie.
Per questo, uno dei nostri punti forti è il festeggiamento dei compleanni. I bambini non dimenticheranno mai questo giorno e i genitori lo possono organizzare senza alcuno sforzo.Il compleanno come altro rito da finanziare in modo da lasciare nel limbo gli altri 364 giorni dell’anno.
Tutti i parchi dispongono della stessa struttura.La campionatura e la possibilità di statistiche attendibili , da utilizzare a breve a medio e a lungo termine.
Innanzitutto c'è la reception, dove gli operatori formano l'equipaggio di una grande barca e danno il benvenuto ai visitatori.Al primo ingresso occorre riempire la scheda della campionatura del target, la clientela raggiunta.
Qui c'è il guardaroba in cui si depositano le scarpe e i cappotti prima di passare alla zona ricreativa.Espoliazione dell’identità delle piccole cavie, bambini e bambine al di sotto dei dodici anni.
All'interno, ogni locale è suddiviso in varie aree. In primo luogo c'è la zona per i più piccoli, in cui vi sono giochi morbidi che rappresentano diverse figure che ne stimolano l'immaginazione e le capacità psicomotorie.L’immaginazione e le capacità psicomotorie sono opportunamente direzionate verso un mondo senza pericoli.
Dall'altra parte c'è una gigantesca struttura modulare con migliaia di palloni, altalene, reti per arrampicarsi, pertiche da pompieri, boschi di fantasia, campi di calcio e numerosissime sorprese che fanno la delizia dei bambini più grandi.Condizionamento completo dell’adolescente verso un mondo dove tutto è solo desiderabile.
Infine, uno degli angoli preferiti: i gonfiabili giganti, dove i bambini possono saltare e rimbalzare quanto vogliono, sempre sotto la sorveglianza della nostra équipe di operatori.
Gli operatori direzionatori di desiderio di controllo, la libertà è definitivamente scomparsa e così un desiderio di cambiamento diviene impossibile.

La passeggiata lungo la pista ciclabile

Dai canneti, che costeggiano da una parte il grande fiume e dall’altra la pista ciclabile, sbuca un cane lupo, dal lungo pelame color miele, senza collare, sereno trotterella verso la strada in alto. Andrà a ritrovare il suo padrone? Mi piace pensarlo libero e solitario, con la sua taglia massiccia, scorazzare per le vie del quartiere Marconi e poi di nuovo alla riva del fiume a inseguire qualche papera starnazzante.
L’acqua scorre lenta vicino alla riva sabbiosa e due coppie di anatre vanno avanti e indietro, galleggiando o agitando le grandi zampe arancione palmate per risalire la corrente. La luce scintilla tra le strie moirè delle minuscole onde, increspature morbide come spalle nude. A tratti le anatre s’inclinano immergendo il becco nella fanghiglia del fondo per catturare qualcosa; per un momento le buffe code pizzute rimangono fuori del pelo dell’acqua, nuove teste senza becco, poi una rotazione e rispuntano le teste lucenti dai piccoli occhi neri.
Davanti al portone di casa incontro Paolo e la piccola Angelica dai capelli biondi e gli occhi azzurri come quelli del padre. Si dirigono al parco giochi coperto appena inaugurato nel quartiere, solo da ieri. Ci salutiamo e chiedo alla fatina dal cappottino grigio perla: “Dove vai?”. Mi risponde contorcendosi a spirale “ A me mi piacciono le palline!”. Si riferisce sicuramente al mare di palline di plastica colorata dove nuoterà respirando aria climatizzata e micropolveri, se non peggio. Il padre sorride felice e mi saluta. Difficile oggi il mestiere di bambina o bambino. Meno male che non ho figli piccoli. E l’entropia cresce.

19 febbraio 2006

trasformazioni al chiostro

Ieri pomeriggio si è svolto a Roma il primo incontro di lettura e discussione degli scritti di Gregory Bateson presso l' Auletta del Chiostro in via Eudossiana 19 .
L'incontro è stato organizzato dal Circolo Bateson con l'ausilio dell' Università La Sapienza, Facoltà di Ingegneria.
“Le trasformazioni della struttura urbana” è stato il tema trattato. Alla lettura a tre voci ( Rosalba Coserva, Giuseppe Davì, Paola Musarra) del capitolo “Ecologia e flessibilità nella civiltà urbana” (in Verso un’ecologia della mente, Adelphi, edizione ampliata del 2000) è seguita una fioritura d'interventi innescati dalle precisazioni di Luciano De Bonis.
Numerosi partecipanti.
La metafora, dell'acrobata sul filo che deve affrontare l'idea di cornici mutanti per non cadere nella rete, probabilmente, invisivile perchè non reale, ha rimandato al "relativismo culturale", alle "città invisibili" e a una nuova domanda: "qual'è il filo su cui camminare?". Un breve intervallo ha dato il tempo di bere un succo di frutta e di mangiare alcuni biscotti.
Questo incontro inaugura un ciclo. Si affronteranno temi specifici a partire dalla lettura diretta di alcuni scritti di Bateson dai quali trarre spunto per riflessioni sul presente.

17 febbraio 2006

Darwin Day Roma 06

Si è svolto ieri pomeriggio nella sala conferenze del Museo Civico di Zoologia di Roma un avvenimento avvincente sia come estetica e sia come rigore scientifico. Il filosofo della scienza Telmo Pievani ha raccontato, con precisione ed eleganza, la forma delle cornici, della ricerca più attuale nel campo dell'evoluzionismo. Platea colma ed attenta, presentazione di slides curate con elevata attenzione semantica, interventi di pertinenze diversificate .Conclusione in armonia con una frase, di Charles Darwin, illuminante, riportata sul depliant della manifestazione: "Si sono evolute ed ancora si evolvono infinite forme bellissime e meravigliose".